Smetto quando voglio. Fallo.

coglione No

Smetto quando voglio. Fallo, che stai aspettando? Smetto quando voglio è solo l’ennesima commedia dozzinale in sala in queste settimane che parla di precariato, universitari sottopagati quando va bene, eccetera, eccetera, eccetera. Io non ce l’ho in particolare con questo film, anche se sulla sceneggiatura paurosamente simile al mito Breaking Bad in salsa comica e dalle ambientazioni tipo Una notte da leoni potremmo parlarne (male) per ore, ma mi sono comunque rotto i coglioni di film del genere che buttano in vacca un argomento per cui c’è gente che soffre davvero. E poi cazzo, una commedia italiana scritta e interpretata da italiani, ma è possibile che non se ne possa fare una pellicola seria?! Dove cazzo vivete voi?! A maggior ragione visto che nel mondo dell’editoria, del cinema, e dei media in generale, questa situazione di precarietà e inoccupazione si fa sentire ancora di più che in altri settori. Questa è proprio l’Italia, nel senso più metonimico del termine: quando viene alla luce un problema abbastanza grave da necessitare un cambiamento lo si butta in vacca disinnescandone il potenziale.

Perché è così, noi italiani non vogliamo cambiare veramente le cose. Ce ne preoccupiamo per qualche minuto, poi basta farci due risate sopra alle spalle dei pochi che stanno combattendo e il precariato ritorna meno rilevante di un rigore non assegnato all’Inter o chicchessia. Cazzo, ma la vogliamo finire di fare ironia e prendere sul serio il problema? Smetto quando voglio, reciti. Fallo. E basta pellicole spazzatura che ridicolizzano la questione. Rimettiamo un po’ di serietà sulla cosa, come già lo sta facendo la mia collega e amica Marianna Peluso, che nel campo dell’editoria è in prima linea a combattere la piaga del lavoro non retribuito sul suo blog http://merinpuntadipiedi.blogspot.itSmettiamola di farci una ristata sopra il precariato perché scherzarci accresce solo il problema minimizzandolo. Se avete  proprio bisogno di ridere, andate a vedere Robocop!

stop

ML