Ciao Robin, il mio addio a Robin Williams

Caro Robin,

Noi non ci conosciamo, quindi il mio dispiacere per la tua morte è qualcosa di diverso dalla sofferenza fisica, i singhiozzi, le lacrime o un reale raccoglimento. È qualcosa di più metafisico, di più romantico nel suo senso più profondo. Il mio dispiacere assume il tono semplice del ricordo, del ringraziamento perché ancora non ho fatto nulla, ma se arriverò anch’io lassù in cima all’Olimpo dell’arte, la mia arte, la scrittura, sarà anche grazie a te. Perché è con te che in Jumanji ho imparato a sognare l’avventura, in Hook a immaginare luoghi straordinari e non temere la fantasia, in Al di là dei sogni a spaventarmi per la morte e adorare il paradiso, ne L’attimo fuggente a uscire dagli schemi quando ancora non lo concepivo, ne L’uomo bicentenario a conoscere la morte che sogno per il mio futuro… E in Patch Adams. Beh, penso che non avrò mai il coraggio di vedere quel tuo film, ma mi basta questa frase per imparare ancora una volta qualcosa da te.

Hunter ‘Patch’ Adams (Robin Williams): “Se si cura una malattia, si vince o si perde; ma se si cura una persona, vi garantisco che si vince, si vince sempre, qualunque sia l’esito della terapia”.

Addio Robin. Riposa in pace. 

Matteo