Il matrimonio? Per le spose bambine non è un gioco

barbie e ken Da bambino ero solito passare le vacanze estive in montagna, in compagnia di mia cugina, giocando con Barbie e Big Jim. Ogni mattina la stessa scena: ci alzavamo di buona lena, facevamo colazione e, una volta finito, afferravamo i nostri bambolotti, vestendo Barbie con abiti glamour e Big Jim con una tuta mimetica, ciò che di più elegante offriva il suo guardaroba. Infine, senza che fiatassero, li sposavamo davanti ai loro più cari amici, uno stuolo di dinosauri, orsacchiotti, GI-Joe e soldatini.

In tutti quegli anni, i due sposi non hanno mai fatto trasparire la benché minima soddisfazione per i ripetuti matrimoni forzati che li costringevamo a subire, ma a noi questo poco importava perché il nostro non era altro che un gioco. E in un gioco la volontà dei giocattoli conta poco. La vita reale, però, è un’altra cosa e nella vita reale la volontà delle persone che si uniscono in matrimonio non può contare poco, deve essere tutto.

 Dati UNICEF mostrano come ogni anno nel mondo si sposino oltre 10 milioni di ragazze minori di 18 anni, cosa che, nell’Italia dei bamboccioni, basterebbe da sola a destare stranezza, ma se si va un po’più a fondo, scoprendo che, tra queste, 1 su 7 ha meno di 15 anni (alcune si sposano addirittura a 8/9), si percepisce subito come per la stragrande maggioranza di loro sia più opportuno parlare di contrarre una malattia piuttosto che matrimonio.

 La questione delle spose bambine è una piaga che affligge la Terra ad ogni latitudine, ma che si concentra in particolar modo in quei paesi dove è ancora forte una struttura sociale di tipo tribale, come le regioni meridionali dell’Asia e l’Africa sub-sahariana; paesi nei quali la percentuale di spose bambine in relazione al numero di matrimoni è rispettivamente del 46 e del 38%. Si tratta di ragazzine, spesso nemmeno adolescenti, fatte sposare contro la propria volontà a uomini che nemmeno conoscono e, il più delle volte, maggiori di loro di almeno dieci, quindici anni.

photo by Stephanie Sinclair
(Photo of Stephanie Sinclair taken from GirlsnotBride.org)

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento, lo scorso mese di novembre, è scesa in campo anche la cantante Shakira con un viaggio in India in veste di ambasciatrice UNICEF. «Molte di queste ragazze si sono sposate giovanissime» commenta la popstar colombiana. «Questo fa parte della loro cultura, ma è proibito dalla legge indiana. Non possiamo combattere la cultura, ma possiamo combattere la povertà.» E’ la povertà, infatti la causa principale di questi matrimoni precoci. In paesi, come l’India, dove il tasso di povertà è altissimo, le famiglie numerose e il ruolo della donna nella società si riduce spesso alla mera procreazione, le figlie femmine sono considerate un peso per la famiglia. Nutrirle, vestirle e istruirle costa troppo e la verità è che, molto spesso, per le famiglie sposare una figlia, anche se ancora bambina, con un uomo fatto e finito è più una necessità che un atto di barbarie. Una volta divenuta moglie, però, il futuro di una bambina viene segnato irrimediabilmente. Esse, infatti, vengono obbligate ad abbandonare la scuola per dedicarsi a tempo pieno alle esigenze del marito, situazione che va ulteriormente a incidere sul già basso tasso di scolarizzazione. Anche su questo Shakira ha voluto intervenire: «È provato che l’istruzione femminile accelera la crescita dell’economia nazionale, e non solo. Ogni anno di scuola elementare in più si traduce in un reddito migliore del 10-20% per le future donne. Per i maschi, questo incremento è inferiore del 5% circa. E se una ragazza ha la possibilità di frequentare la scuola secondaria, ogni anno di istruzione aggiuntivo si traduce in un salario migliore del 25% da adulta» spiega la cantante. «Per uno Stato, investire nell’istruzione femminile è conveniente, perché le ragazze crescono rapidamente, i loro figli anche, il ritorno economico arriva presto. Non stiamo parlando di carità, ma d’investimento».

La mancanza d’istruzione, tuttavia, non è il solo problema in cui incorrono queste ragazze e nemmeno il peggiore. E’ la gravidanza, infatti, la prova più difficile che devono affrontare. Le giovani madri di età inferiore a 15 anni sono le più a rischio. A quell’età, la mortalità per complicanze durante il parto è di 5 volte superiore a quella in cui incorrono le donne di età compresa tra 20 e 30 anni e, per i loro figli, la differenza con il tasso di mortalità dei figli di una donna adulta è ancora più alta. Questo perché le spose bambine non sono fisicamente pronte alla gravidanza. E anche per quelle che ce la fanno la vita non diventa in discesa: per ogni ragazza che muore, infatti, altre 30 si ritroveranno a convivere con disabilità, infezioni, dolori cronici, fistole e incontinenza.

«Dobbiamo avere una politica di tolleranza zero nei confronti dei matrimoni con minori» aveva commentato già nel 2010 Karin Hulshof, rappresentante UNICEF. «Così che ogni bambino, maschio o femmina (il fenomeno non è solo femminile ndr.) abbia l’opportunità di vivere la propria infanzia e conseguire un’adeguata istruzione.» Ed è proprio sul tema dell’istruzione che verte la maggior parte dei progetti UNICEF a riguardo, in gran numero e sparsi in quasi tutte le regioni colpite da questo flagello. La situazione, tuttavia, rimane comunque drammatica, tanto che anche la Clinton Global Initiative, nel settembre 2011, ha deciso di impegnarsi in campagne d’informazione e sostegno, presentando una nuova partnership globale, Girls Not Brides, con lo scopo di porre fine al fenomeno dando anche voce alle stessechild-bride attraverso dei blog scritti da alcune di loro e consultabili direttamente dalla pagina internet ufficiale dell’associazione (http://girlsnotbrides.org/).

Il mondo si sta poco a poco muovendo. UNICEF e GirlsNotBrides, infatti, non sono le sole associazioni a preoccuparsi della situazione delle spose bambine. Da quando si è iniziato a parlare del problema, sono moltissime le organizzazioni e le persone che si sono messe in moto per debellare, una volta per tutte, questa piaga del tessuto sociale, perché con Barbie e Big Jim si può anche giocare agli sposi, ma con la vita dei bambini no.

ML

Per saperne di più:

UNICEF: The state of world’s children 2011, http://www.unicef.org.uk/

GIRLS NOT BRIDE: http://girlsnotbrides.org/

INTERNATIONAL CENTER FOR RESEARCH ON WOMEN (ICRW):   Solutions to End Child Marriage, http://www.icrw.org/

Romanzo: La sposa bambina di Viswanathan Padma, edito da Garzanti.