Me

Foto del 61297325-11-2455154 alle 17:01Mi chiamo Matteo Losa, sono un giornalista e la mia vita è Rosa. Nel mio lavoro capita spesso di usare il telefono e, puntualmente, a seguito di ogni presentazione, finisco col diventare il Signor Rosa. Per alcune persone, però, il destino è scritto nel nome e, da qualche anno a questa parte, ho iniziato a convincermi anch’io che il Signor Rosa sia ben più che un semplice fraintendimento.

Nell’estate 2006 un tumore mi sottrasse improvvisamente agli esami d’ingegneria, ai tornei di calcetto, alle vacanze e ai Mondiali vinti dall’Italia. Dopo un’operazione d’urgenza che mi salvò la vita e una degenza di undici giorni, fui dimesso la sera stessa della finale di Berlino, ma una volta a casa non ebbi la forza di tenere gli occhi aperti oltre il rigore di Zidane. Ero già troppo felice e troppo stanco. Fu lì che Matteo Losa divenne Matteo Rosa. Da quel giorno, infatti, anziché vedere solo il nero della vita, feci il contrario e le mie giornate presero colore. 

Come poteva essere diverso?

Quando per cogliere anche il più piccolo bocciolo ti tocca oltrepassare ogni singola spina, la vita ha un profumo differente, più intenso, più penetrante, più roseo. E, per quanto quattro anni tra chemio e operazioni si rivelarono spine robuste e appuntite, la fragranza dei boccioli che ne ottenni meritò di gran lunga quello sforzo. Riscoprii vecchi amori, volai a Londra per un provino da calciatore professionista, conobbi amori tutti nuovi, il più importante dei quali, la scrittura, mi porta qui oggi. La mia vita da quel 2006 è cambiata radicalmente, l’ingegneria non fa più parte di me come, per grazia divina, anche la malattia. Adesso sono sano e forte, sono felice. Un solo bocciolo mi manca ancora di cogliere: mangiare col mio talento. Ovvero diventare uno scrittore professionista. Una rosa che coltivo quotidianamente, leggendo, scrivendo, leggendo e riscrivendo. Una rosa che, prima o poi, sono sicuro di raggiungere, magari proprio col vostro aiuto.

ML