Filosofia del Sogno: oasi o miraggio?

“Ti piace questa casa? Ci vivremo un giorno.”

“Non abbatterti amore, diventerai una giornalista famosa e tutti ti vorranno. Ne sono sicuro.”

“Un giorno ci sposeremo e avremo tanti cuccioli di uomo.”

“Ce la farò a darti la pappa col mio talento. E tanta pappa perché Bimba e il mogwai paffottano tanto.”

Sogni. Frasi buttate lì un po’ a caso nel momento del bisogno. Oasi in un deserto di sofferenze che per lo più non sono altro che miraggi. E la cosa peggiore è che a volte ce lo aspettiamo dal principio che quella pozza d’acqua così lontana e sfuggente non sia altro che utopia o un beveraggio destinato ad altri. Perché a volte per puro istinto di autodifesa siamo pronti ad affrontare il peggio, ma mai ad accogliere il meglio. Un errore comune e giustificabile soprattutto per chi è allenato a soffrire, ma pur sempre un errore. Perché scegliere di essere felici è una scommessa con se stessi, una scommessa che il più delle volte non giochiamo per paura di perdere. È una promessa quotidiana troppo difficile da mantenere, a maggior ragione quando il mondo intorno a noi sembra sconvolgere quotidianamente i nostri piani. È allora che smettiamo di giocare e ci lamentiamo e basta.

“Voglio segnarne almeno 100.”

Un sussurro tra me e me il 3 giugno 2007 dopo aver appuntato su un’agenda microscopica il primo goal della mia nuova vita. Un sogno dopo un’operazione devastante e 9 mesi di chemio ancor peggiori. Una frase buttata lì un po’ a caso nel momento del bisogno. E di bisogno ne avevo davvero tanto, con una vita completamente da ricostruire davanti senza la minima idea di dove cominciare. Ma con un faro, un sogno. “Voglio segnarne almeno 100.” Operazione dopo operazione, chemio dopo chemio, fallimento dopo fallimento, delusione dopo delusione ogni volta che facevo goal lo appuntavo sulla mia agendina non tanto perché credessi davvero di poter realizzare quel sogno, piuttosto perché mi aiutava ad andare avanti. A non sentirmi perso. È questo che la vita mi ha insegnato sui sogni: realtà irrealizzabili che  ti fanno tirare avanti. Insomma, nient’altro che droghe per la mente. Fino a ieri. Perché oggi ne ho fatti davvero 100 e quando un sogno si realizza per davvero, vediamo la vita in un’altra ottica. Come una serie di puntini che se uniamo uno alla volta alla fine ci portano a un traguardo, basta non smettere di disegnare anche quando è dura reggere la matita. E allora sotto a disegnare… Ti piace questa casa? Ci vivremo un giorno.” “Non abbatterti amore, diventerai una giornalista famosa e tutti ti vorranno. Ne sono sicuro.” “Un giorno ci sposeremo e avremo tanti cuccioli di uomo.” “Ce la farò a darti la pappa col mio talento. E tanta pappa perché Bimba e il mogwai paffottano tanto. Perché quando si realizza un sogno anche tutti gli altri si avvicinano un po’ di più e diventano più concreti, più reali.        

ML